C’è un momento, nel Venerdì Santo, in cui le parole non bastano più. Rimane il silenzio. Rimane lo sguardo. Rimane la musica. È in questo spazio sospeso, carico di significato e di emozione, che oggi pomeriggio, al termine della celebrazione presso la Chiesa di Sant’Ambrogio, la Corale “Maria Elisa Di Fatta” ha intonato lo Stabat Mater di Joseph Gabriel Rheinberger, chiudendo un cammino intenso vissuto durante tutto il tempo di Quaresima nelle comunità parrocchiali di Cefalù.

Un percorso fatto di ascolto, di preghiera e di condivisione. Davanti al quadro dell’Addolorata, custodito nella chiesa, le voci si sono levate con una forza discreta ma profonda, capace di entrare nel cuore. Non un concerto, ma un momento di meditazione. Non una esibizione, ma un dono. Le note dello Stabat Mater hanno accompagnato i presenti dentro il mistero del dolore di Maria, rendendo visibile, quasi tangibile, quella sofferenza composta e silenziosa che il Venerdì Santo porta con sé.

Quella di oggi non è stata solo una esecuzione. È stata la conclusione di un’esperienza. Un’esperienza che la Corale ha vissuto attraversando tre comunità parrocchiali della città: dalla Chiesa di San Francesco, alla comunità di Sant’Agata alla Calura, fino a questo ultimo appuntamento a Sant’Ambrogio.

Tre tappe diverse, ma unite da un unico filo: la ricerca di un senso più profondo, attraverso la musica. In ciascuna di queste comunità si è creato qualcosa di speciale. Un’intesa che è andata oltre la dimensione artistica. Uno scambio autentico tra coristi e fedeli. Un modo nuovo di abitare la liturgia, lasciando che fosse la musica a parlare dove le parole non arrivano. La Corale non ha semplicemente cantato: ha camminato. Ha portato la propria voce dentro le chiese, ma ha anche raccolto silenzi, sguardi, emozioni. Ha costruito relazioni. Ha vissuto la Quaresima non come un tempo da attraversare, ma come un’esperienza da condividere.

E forse è proprio questo il valore più grande di quanto vissuto: aver trasformato la musica in uno spazio di incontro. Un incontro tra persone, tra comunità, tra interiorità diverse. Un incontro che ha trovato nello Stabat Mater la sua forma più autentica: quella di una preghiera che non ha bisogno di spiegazioni.

Oggi, a Sant’Ambrogio, questo cammino si è compiuto. Nel silenzio finale, dopo l’ultima nota, è rimasto qualcosa che va oltre la musica. Una traccia. Un’emozione. Un senso di comunione. Segni piccoli, ma profondi. Come lo è, in fondo, tutto ciò che nasce dal cuore.

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