Niccolò Paganini fu uno dei violinisti più straordinari dell'Ottocento. La sua tecnica appariva così fuori dal comune che intorno a lui nacquero storie diaboliche: qualcuno sosteneva che avesse stretto un patto con il demonio.
Naturalmente non esiste alcuna prova di simili racconti. Ma è interessante capire perché il pubblico dell'epoca fosse disposto a crederci.
Un virtuosismo mai visto
Paganini utilizzava armonici, pizzicati con la mano sinistra, grandi salti e passaggi di estrema difficoltà con una spettacolarità che impressionava il pubblico.
Molte tecniche esistevano già, ma lui le combinò e le portò a un livello tale da sembrare quasi impossibili.
Anche l'aspetto alimentò la leggenda
Le descrizioni contemporanee insistono sulla figura molto magra, sul volto scavato e sulla presenza scenica intensa.
In un'epoca affascinata dal soprannaturale, questa immagine si combinò perfettamente con il virtuosismo.
Le voci sulla sua salute
Nel tempo sono state avanzate ipotesi moderne su possibili sindromi del tessuto connettivo che avrebbero potuto spiegare alcune caratteristiche fisiche e una particolare flessibilità.
Non esistono però dati sufficienti per formulare una diagnosi retrospettiva affidabile. È meglio distinguere ciò che sappiamo dalle speculazioni mediche moderne.
Cosa sappiamo davvero
Il mito del patto con il diavolo appartiene alla cultura popolare dell'Ottocento. Paganini stesso comprese il valore spettacolare della propria immagine e non sempre fece molto per spegnere le leggende.
La sua vera forza, però, era musicale: tecnica eccezionale, repertorio costruito sulle proprie capacità e una presenza scenica capace di trasformare il concerto in evento.
Quando il talento sembra soprannaturale
La leggenda di Paganini racconta qualcosa anche del pubblico. Quando non sappiamo spiegare una capacità straordinaria, tendiamo a trasformarla in mistero.
Il diavolo era soltanto la metafora più potente disponibile allora per spiegare ciò che sembrava impossibile.
