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Cantare in coro: perché il canto insieme fa bene più del canto da soli

Non serve una bella voce: in un gruppo la voce singola non si sente, e l'intonazione si allena.

Gruppo di persone che canta in semicerchio in una sala

Sono le nove di sera di un martedì. In una sala parrocchiale venti persone stanno in piedi in semicerchio, con i cappotti ancora sulle sedie. Nessuno di loro è un cantante. Un'ora dopo escono che parlano più forte del solito e ridono per niente. Chi prova a cantare in coro se ne accorge quasi sempre, e da qualche anno si è cominciato a capire perché.

Intorno a questa pratica girano tre cose che si sentono dire spesso. La prima dice che serve avere una bella voce, altrimenti si disturba. La seconda dice che cantare fa bene e basta, da soli o insieme non cambia niente. La terza dice che è roba per anziani con tempo libero. Questo articolo le mette sul tavolo e le guarda una per una, con quello che la ricerca ha misurato davvero.

Che cosa vuol dire cantare in coro e da dove viene

Un coro è un gruppo di persone che canta insieme una musica divisa in parti. Ognuno tiene la propria linea e la accorda con quelle degli altri. Non serve leggere le note: moltissimi cori amatoriali imparano a orecchio, ripetendo.

La pratica è antichissima nelle chiese e nei monasteri, ma i cori come li conosciamo oggi nascono in un momento preciso. Nel 1809, a Berlino, il musicista Carl Friedrich Zelter fondò la Liedertafel, un gruppo di uomini che si trovava per cantare insieme fuori dalla chiesa e fuori dal teatro. Da lì l'idea si diffuse in tutta Europa e arrivò in Italia con le società corali dell'Ottocento.

Quello che significa cantare in coro viene però capito male in tre modi ricorrenti.

Il primo è la questione della voce. Molti restano fuori perché sono convinti di stonare. In un coro amatoriale la voce singola non si sente mai da sola: si sente il gruppo. E l'intonazione, cioè la capacità di prendere la nota giusta, migliora con l'abitudine come migliora qualunque altra cosa che si esercita.

Il secondo è il volume. Chi comincia a cantare in coro tende a spingere per sentirsi, e dopo un'ora ha la gola che brucia. La voce in un coro va appoggiata e non spinta, e chi spinge si stanca e stanca chi gli sta accanto.

Il terzo è l'idea che serva impegnarsi come per un lavoro. Le prove di un coro amatoriale durano un'ora e mezza a settimana, e il beneficio si sente anche saltandone qualcuna.

Che cosa succede nel corpo quando si canta insieme

Per cantare in coro si respira in un modo particolare. Si prende aria in fretta e la si lascia uscire piano, controllata, per tutta la durata della frase musicale. Quel tipo di respiro lento e regolare è lo stesso che si usa nelle pratiche di rilassamento, e il corpo reagisce come reagisce a quelle.

Nel 2013 Björn Vickhoff e i suoi colleghi dell'Università di Göteborg, in Svezia, hanno pubblicato su Frontiers in Psychology uno studio su gruppi di coristi. Hanno misurato il battito del cuore mentre cantavano e hanno visto che, su brani con frasi lunghe e regolari, i respiri delle persone si allineavano fra loro. E con i respiri si allineava anche il ritmo del cuore.

Il fatto di cantare in coro produce quindi una cosa che il canto da soli non produce: un corpo che si sincronizza con altri corpi.

C'è un secondo effetto, misurato prima. Nel 2004 Gunter Kreutz e i suoi colleghi, in Germania, hanno pubblicato sul Journal of Behavioral Medicine un confronto fra un gruppo che cantava e uno che ascoltava la stessa musica. Chi cantava mostrava un aumento dell'immunoglobulina A, una sostanza della saliva che fa parte delle difese del corpo, e riferiva un umore migliore. Chi ascoltava soltanto no.

Sul legame fra le persone c'è poi il lavoro di Eiluned Pearce, Jacques Launay e Robin Dunbar, pubblicato a Oxford nel 2015 su Royal Society Open Science. Hanno seguito corsi serali per adulti e hanno visto che nei corsi di canto il gruppo si sentiva unito molto prima che negli altri corsi. Lo hanno chiamato effetto rompighiaccio. Su come il canto insieme agisca sulla solitudine delle persone anziane gli studi sono numerosi e vanno nella stessa direzione.

Che cosa è vero e che cosa è moda

Quello che è stato misurato è il respiro che si allunga, il battito che si sincronizza, l'umore che migliora nell'immediato e il senso di appartenenza che cresce in fretta. Sono risultati solidi e ripetuti da gruppi diversi.

Quello che non regge è la promessa che il canto curi. Girano titoli sul coro che allunga la vita o che guarisce la depressione. Gli studi disponibili misurano effetti su umore, ormoni dello stress e legame sociale, quasi sempre su gruppi piccoli e per periodi brevi. Da lì al guarire c'è una distanza che nessuna ricerca ha coperto.

Va detta anche una cosa sui numeri. Molte cifre che circolano sul canto corale sono riprese da un articolo all'altro senza fonte, e chi le ripete non sa da dove vengano.

Quindi cantare in coro aiuta, e aiuta parecchio, ma non sostituisce una cura. Se stai attraversando un periodo di tristezza che dura da mesi, se non dormi, se non riesci più a fare le cose di sempre, la prima cosa da fare è parlarne con il medico. Il coro può stare accanto a un percorso, non al posto suo.

Come si comincia a cantare in coro, un passo alla volta

Per cantare in coro non serve niente: né una voce educata, né sapere leggere la musica, né uno strumento. Serve una sera libera a settimana.

Le prime due prove servono solo a orientarsi. Dalla terza o quarta si comincia a sentire il proprio posto nel gruppo. Una volta a settimana basta, e nelle settimane in cui hai la gola infiammata è meglio venire e ascoltare invece di cantare.

Lo stesso effetto in altri momenti

Quello che si è detto qui funziona anche in gruppi molto più piccoli. Tre persone che cantano insieme in cucina mentre si prepara la cena ottengono una parte dello stesso effetto, perché il respiro si allinea lo stesso.

Vale in macchina, dove molte famiglie cantano insieme senza pensarci. Il respiro lungo delle frasi cantate resta quello, anche se il posto è scomodo.

E vale per chi è a casa da solo. A casa da soli non si può cantare in coro, ma si può cantare insieme a una registrazione, restando dentro le frasi lunghe invece di inseguire il ritornello. Non è la stessa cosa, e una parte del beneficio arriva comunque.

Si è partiti da venti persone in una sala parrocchiale un martedì sera. Poi sono state messe sul tavolo tre cose che si sentono dire. La prima, che serva una bella voce, non regge: in un gruppo la voce singola non si sente e l'intonazione si allena. La seconda, che da soli o insieme sia uguale, è smentita dallo studio di Göteborg del 2013 e da quello tedesco del 2004. La terza, che sia roba per anziani, cade davanti ai corsi serali studiati a Oxford nel 2015.

Il respiro si allunga, il cuore si mette in fila con quello degli altri, il gruppo si lega in fretta. Quello che non è stato dimostrato è che il canto curi, e dove c'è un malessere che dura serve il medico. Andare a cantare in coro è una delle poche cose che fanno bene al corpo e alle relazioni nello stesso momento, e costa una sera a settimana.

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