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Musica classica: quali brani aiutano davvero e quali sono solo un mito

Quattro secoli di brani sotto un solo nome: aiutano quelli con tempo lento, frasi lunghe e pochi cambi, e la prova del minuto li trova. L'effetto Mozart è un quarto d'ora di buon umore

Radio in una cucina la domenica mattina con un brano d'orchestra

La domenica mattina, la radio in cucina, un annunciatore che dice il nome di un compositore e parte un brano d'orchestra. Per qualcuno è la colonna sonora della colazione. Per altri è il momento di cambiare stazione, perché la musica classica è quella che fa addormentare o quella dei film tristi. Musica classica è un nome che mette insieme quattro secoli di brani diversissimi, e la fama di calmare la porta tutta insieme, i brani che calmano e quelli che no.

Questo articolo parla di quali brani aiutano davvero a stare meglio e quali hanno solo la fama: che cosa hanno di particolare quelli che funzionano, che cosa dicono le ricerche, e come scegliere. Intorno girano tre cose che si sentono dire. La prima dice che la musica classica rende intelligenti, e che lo ha dimostrato Mozart. La seconda dice che tutta la classica rilassa. La terza dice che i brani vanno ascoltati con l'orchestra dal vivo, altrimenti non contano. Restano sul tavolo e si guardano una alla volta.

Musica classica: cos'è questo nome e da dove viene la fama

Musica classica vuol dire, nell'uso di oggi, tutta la musica scritta per orchestre, strumenti e voci fra il Seicento e il Novecento, e quella scritta oggi in quel modo. Dentro ci stanno Bach e Stravinskij, un Adagio per archi e la Sagra della primavera, un brano di quattro minuti per pianoforte e un'opera di quattro ore. Dire che la classica calma è come dire che i libri fanno dormire: dipende dal libro.

La fama di far bene è vecchia. Nel Settecento i medici prescrivevano la musica ai malinconici, e il conte Keyserling, secondo il biografo di Bach Johann Nikolaus Forkel nel 1802, si faceva suonare di notte le Variazioni Goldberg per l'insonnia. La fama di far bene al cervello è del 1993, quando Frances Rauscher, in California, pubblicò su Nature che dieci minuti di una sonata di Mozart miglioravano per un quarto d'ora una prova di ragionamento nello spazio. I giornali la chiamarono effetto Mozart, e nel 1998 il governatore della Georgia fece mandare un disco di classica a ogni neonato dello stato.

Il primo modo sbagliato di capirla è ascoltare un brano perché è classica, senza guardare che cosa fa: una sinfonia di Beethoven ha un finale che alza il cuore come una marcia. Il secondo è pensare che la classica sia difficile, e ascoltarla con la fatica di chi deve capire: il brano che calma non chiede niente. Il terzo è affidarsi ai titoli dei dischi, rilassante, per dormire, per la mente, che mettono insieme brani lenti e brani che non lo sono. Musica classica scelta dal titolo del disco è una scommessa.

Che cosa succede quando si sbaglia. Il disco per dormire ha al quinto brano un allegro, e ci si sveglia. Il brano del film triste porta il film, non la calma. E si conclude che la classica non fa per sé.

Cosa succede nel corpo con un brano lento d'orchestra

Il corpo segue il tempo, il volume e i cambi. Un brano lento, piano, senza salti, porta il cuore e il respiro verso il basso, come fa qualunque brano con quelle tre cose. L'orchestra aggiunge una cosa: le note tenute a lungo dagli archi, che non finiscono mai di colpo e fanno da tappeto, e i cambi di armonia lenti, cioè delle note che suonano insieme, che si sentono nel petto prima che nella testa.

La ricerca ha confrontato brani veri. Hans-Joachim Trappe e Gabriele Voit, dell'Università di Bochum, in Germania, hanno pubblicato nel 2016 sul Deutsches Ärzteblatt uno studio su centoventi persone: chi ascoltava per venticinque minuti la Sinfonia n. 40 di Mozart e le Sinfonie di Strauss padre e figlio aveva la pressione e il cuore più bassi di prima, e chi ascoltava un gruppo pop degli anni Settanta no. Non era la classica in sé: erano brani con un tempo regolare, pochi cambi di volume e frasi lunghe. Musica classica funziona quando ha quelle tre cose, e la Sinfonia n. 40 le ha.

Sull'effetto Mozart la ricerca ha detto un'altra cosa. Jakob Pietschnig e colleghi, dell'Università di Vienna, hanno messo insieme nel 2010 su Intelligence quaranta studi che avevano provato a ripetere quello del 1993: l'effetto era piccolo, durava minuti, e si trovava anche con altre musiche che piacevano. Non rende intelligenti: mette di buon umore per un quarto d'ora. Musica classica calma il corpo se è lenta, e non fa niente al cervello che una canzone amata non faccia. Della musica che fa bene quando si canta insieme abbiamo scritto in il coro che cura.

Cosa è vero e cosa è moda

Il mito più grande è l'effetto Mozart, ed è smontato dalla ricerca di Vienna: un quarto d'ora di buon umore, non un cervello migliore, e i dischi per i neonati non hanno fatto neonati più svegli. Il secondo mito è che tutta la classica rilassi: la Sagra della primavera di Stravinskij, del 1913, fece scoppiare una rissa in sala alla prima, e non è un brano per dormire. Il terzo è quello dei 432 hertz, l'accordatura che si dice più naturale della classica di una volta: gli orchestrali del Settecento accordavano a frequenze diverse in ogni città, e nessuno studio serio ha trovato un effetto degli otto hertz di differenza.

Quello che è vero ha nomi precisi. L'Adagio per archi di Samuel Barber, del 1936, otto minuti lenti con una frase che sale e scende. Il Canone di Pachelbel, con lo stesso basso ripetuto per tutto il brano. L'Aria delle Variazioni Goldberg. Il Clair de lune di Debussy, per pianoforte, piano dall'inizio alla fine. La Sinfonia n. 40 dello studio di Bochum. Musica classica che aiuta è quella con il tempo lento e le frasi lunghe, e si riconosce ascoltando un minuto.

Vale il limite. Chi ascolta i brani lenti ogni sera e l'ansia resta, chi non dorme da settimane, chi ha il cuore che corre a riposo, non ha bisogno di un altro compositore: ne parli con il medico.

Musica classica: come scegliere un brano che aiuta, un passo alla volta

Serve un brano scelto con la prova del minuto, una sedia e dieci minuti. Ecco i passi.

La calma arriva dal primo brano se è quello giusto. Una volta al giorno basta. Non va fatto con i brani che hanno un ricordo forte, e non con l'opera, dove le voci chiedono attenzione.

Lo stesso metodo in altri momenti e luoghi

La prova del minuto vale per ogni musica, non solo per la classica: un brano di chitarra, una canzone senza parole, un pezzo di jazz lento passano la stessa prova. La mattina in cucina il movimento lento di una sinfonia a volume basso mette il tono alla giornata. In macchina, nel traffico, l'Aria di Bach abbassa le spalle sul volante.

Con i bambini in casa la classica lenta è il sottofondo dei compiti e della cena, e il Canone di Pachelbel piace ai bambini per il basso che si ripete. Per chi è anziano e ha ascoltato la radio classica per una vita, i brani della propria giovinezza fanno il lavoro del ricordo, e la prova del minuto dice quali sono anche brani di calma. Musica classica ha un brano per ogni ora, e la prova del minuto lo trova.

La radio della domenica con l'annunciatore è la scena di partenza, e il nome che mette insieme quattro secoli è il problema. La fama di far bene viene dal Settecento e l'effetto Mozart dal 1993, e la ricerca di Vienna lo ha ridotto a un quarto d'ora di buon umore. Il corpo segue il tempo, il volume e i cambi, e lo studio di Bochum ha trovato che Mozart e Strauss abbassano la pressione e un gruppo pop no. Tutta la classica non rilassa, i 432 hertz non servono, e i brani che aiutano hanno nomi: Barber, Pachelbel, Bach, Debussy. I passi sono otto, dalla prova del minuto all'elenco di un mese. Musica classica aiuta quando è lenta, e la prova del minuto costa un minuto.

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