La casa è silenziosa, è sera, e la giornata è passata senza una conversazione vera. Metti una canzone, e per tre minuti sembra che ci sia qualcuno. Poi finisce, e il silenzio è più grande di prima. Musica e solitudine: è la cosa di cui parla questo articolo, cioè come usare l'ascolto e la voce per sentirsi meno soli senza chiudersi ancora di più, che è il rischio. Su questo argomento si sentono dire tre cose. Che la musica fa compagnia. Che le canzoni tristi peggiorano la tristezza. Che chi ascolta sempre con le cuffie si isola. Sono tre frasi con una ragione, e l'articolo la cerca prima di dire che cosa regge.
Musica e solitudine: cos'è e da dove viene
Musica e solitudine si incontrano da sempre in una cosa precisa: la voce di qualcuno che non c'è. I canti di lavoro, i canti delle madri, i canti dei soldati lontani da casa erano tutti un modo di avere accanto una presenza. I ricercatori oggi lo chiamano surrogato sociale: uno studio di Katharina Schäfer, Suvi Saarikallio e Tuomas Eerola dell'Università di Jyväskylä, in Finlandia, pubblicato nel 2020 sulla rivista Music and Science, ha chiesto a centinaia di persone perché ascoltano musica quando sono sole, e le risposte più frequenti erano tre: la musica come compagnia, come un amico che capisce, e come un ricordo di persone care.
Viene capita male in tre modi. Il primo è usarla per sostituire: chi mette le cuffie ogni sera al posto di una telefonata ottiene tre minuti di compagnia e una serata in meno di persone vere. Il secondo è usarla per affondare: la canzone triste ascoltata dieci volte di fila non consola, scava. Il terzo è ascoltare senza scegliere, con la radio accesa dalla mattina alla sera come un rumore: quella non è musica, è un modo di non sentire il silenzio. Musica e solitudine funzionano insieme quando l'ascolto è un ponte verso qualcuno, e non un muro.
Cosa succede nella testa con una voce che canta
Una voce che canta arriva alla testa come una voce che parla: la parte che riconosce le persone si accende, e il corpo risponde come se ci fosse qualcuno nella stanza. Il respiro tende a seguire quello di chi canta, e un cantante che tiene le frasi lunghe fa respirare lungo chi ascolta. Cantare insieme a una canzone fa di più: la voce vibra nel petto e nella gola, e questa vibrazione arriva al nervo vago, cioè il nervo che dal cervello scende alla gola e allo stomaco e dice al corpo di rilassarsi.
La ricerca lo ha misurato in due modi. Lo studio finlandese del 2020 ha trovato che la musica riduce il senso di isolamento per il tempo dell'ascolto, e che l'effetto è più forte per chi canta insieme al brano che per chi ascolta soltanto. Sul cantare con altri, gli studi raccolti nell'articolo su cantare in coro contro la solitudine mostrano che cantare in gruppo, anche una volta a settimana, riduce il senso di solitudine misurato con i questionari più della maggior parte delle altre attività di gruppo. È un'ipotesi che il canto lo faccia per il respiro condiviso e per il ritmo comune, e i ricercatori lo scrivono come ipotesi. Musica e solitudine, per la ricerca, si affrontano meglio con la voce che con le cuffie, e meglio in due che da soli. Musica e solitudine sono quindi una porta, e la porta si apre cantando.
Cosa è vero e cosa è moda
È vero che la musica fa compagnia per il tempo dell'ascolto, e la ricerca lo ha trovato. È vero che cantare, anche da soli, calma il corpo. Non è vero che le canzoni tristi peggiorino sempre: uno studio dell'Università di Kent guidato da Annemieke van den Tol, pubblicato nel 2013 su Psychology of Music, ha trovato che la canzone triste consola quando la si sceglie per sentirsi capiti, e affonda quando la si usa per restare nel dolore. Non è vero che chi ascolta con le cuffie si isoli per forza: si isola chi usa le cuffie al posto delle persone.
La moda ha prodotto playlist per la solitudine, applicazioni che simulano una compagnia con voci registrate, brani che promettono di scaldare la casa. Niente di questo regge oltre i tre minuti. Musica e solitudine si affrontano con una canzone come inizio di qualcosa, non come fine. E se la solitudine è di ogni giorno da mesi, se non si ha voglia di sentire nessuno, se la mattina è pesante da alzarsi, non è una questione di playlist: è il caso di parlare con un medico, e la musica viene dopo, per il piacere.
Musica e solitudine: come usarle senza chiudersi, un passo alla volta
Musica e solitudine chiedono venti minuti la sera, una cassa o le cuffie, e un telefono con un numero di qualcuno.
- Scegli una canzone che ti piace cantare, con una voce che ti dà l'idea di una persona presente. Una sola, non una playlist.
- Ascoltala una volta seduto, a volume normale, con la cassa e non con le cuffie: il suono nella stanza è una presenza, quello nelle orecchie no.
- La seconda volta cantala insieme, a voce normale, senza vergogna. Se il petto vibra e le spalle scendono, sta funzionando.
- Fermati dopo la seconda volta. Non metterla dieci volte.
- Se la canzone è triste, chiediti se la stai usando per sentirti capito o per restare giù. Nel secondo caso cambia brano.
- Manda la canzone a una persona a cui è legata, con una riga: mi sono ricordato di te. È il ponte.
- Una volta a settimana ascolta o canta con qualcuno: un vicino, un coro, un amico al telefono con la stessa canzone.
- Spegni la musica dopo i venti minuti e stai dieci minuti nel silenzio della casa. Il silenzio dopo la voce fa meno paura.
Musica e solitudine cambiano rapporto in due o tre settimane, quando la canzone della sera diventa il momento in cui si scrive a qualcuno. Va bene ogni sera, non va bene per ore, e non va bene al posto delle persone.
Lo stesso metodo in altri momenti
La canzone come ponte serve anche di giorno. In viaggio da soli, mandare il brano che si sta ascoltando a chi è rimasto a casa è un modo di condividere il posto. Per chi lavora da casa e passa la giornata senza voci, cantare una canzone a metà pomeriggio, a voce piena, rimette il corpo in una stanza con qualcuno, anche se è la propria voce. Per un anziano che vive solo, la radio con le canzoni della sua epoca è compagnia vera, ma il coro del quartiere lo è di più, e i due non si escludono. Con i bambini, la canzone cantata insieme prima di dormire è la prima cosa che insegna che la voce degli altri conforta. Musica e solitudine si affrontano ovunque ci sia una canzone da mandare a qualcuno.
Le nove di sera e la casa silenziosa erano la scena. La musica ha sempre fatto compagnia a chi era solo, e lo studio finlandese del 2020 lo ha misurato chiamandola surrogato sociale, con un effetto più forte per chi canta. La voce che canta arriva alla testa come una persona, e cantare insieme fa vibrare il petto e calma. Le canzoni tristi consolano se scelte per sentirsi capiti, e la solitudine che dura mesi va detta a un medico. I passi sono otto: una canzone, ascoltarla con la cassa, cantarla, fermarsi, capire perché è triste, mandarla a qualcuno, una volta a settimana in compagnia, dieci minuti di silenzio dopo. Musica e solitudine restano due cose: la musica non toglie la solitudine, ma dà una cosa da mandare a qualcuno, e quella sì.
