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Musica in auto: come scegliere i brani per guidare calmi

Il tempo del brano muove il piede sull'acceleratore: elenco lento fatto a casa, parole tolte, volume sotto il motore

Mani rilassate sul volante di un'auto nel traffico con l'autoradio accesa

Sono le otto e un quarto, sei in coda sulla tangenziale e la macchina davanti non si muove. La radio passa una pubblicità, poi una canzone veloce, poi le notizie. Hai le mani strette sul volante e non te ne sei accorto. La musica in auto è quella di cui parla questo articolo: quale brano mettere quando si guida, quale togliere, e perché quello che ascolti cambia il modo in cui premi il pedale. Su questo si sentono dire tre cose. Che la musica in macchina distrae e sarebbe meglio il silenzio. Che i brani lenti fanno venire sonno al volante. Che la musica che ti piace ti calma, qualunque sia. Ognuna ha una ragione, e qui la si cerca prima di dire che cosa c'è di vero. Alla fine c'è un modo per preparare l'elenco dei brani per la macchina, in dieci minuti, una volta sola.

Cos'è la musica in auto e da dove viene

La radio in macchina esiste dal 1930, quando negli Stati Uniti fu messa in vendita la prima autoradio, come raccontano le storie dell'automobile. Da allora l'abitacolo è il posto dove gli italiani ascoltano più musica in assoluto, più che in casa, perché è l'unico posto in cui si è soli, fermi e con un impianto acceso per forza. La musica in auto è quindi la musica di un'ora al giorno, ogni giorno, in un momento in cui si deve restare attenti.

Questo è il punto: guidare chiede attenzione e la musica la usa. Un brano può lasciare abbastanza attenzione per la strada o portarsela via, e la differenza sta in tre cose, il tempo, cioè la velocità del brano, il volume e le parole. La musica in auto viene capita male in tre modi, ed ecco che cosa succede.

Il primo è il brano veloce nel traffico. Un brano sopra i centoventi battiti al minuto, con la batteria che spinge, fa premere l'acceleratore un po' di più e frenare un po' più tardi, e nel traffico fermo fa stringere le mani sul volante senza motivo. Il secondo è il volume alto per coprire il rumore. Il motore sale, il volume sale, e dopo mezz'ora si arriva con le orecchie stanche e i nervi a fior di pelle. Il terzo è la canzone con parole a cui si tiene: si canta, si pensa al testo, si guarda meno lo specchietto. Chi ha rischiato di tamponare mentre cantava il ritornello lo sa.

Cosa succede nel corpo mentre guidi e ascolti

Il corpo al volante segue il tempo del brano senza chiederlo. Con un brano lento il respiro si allunga e il piede si fa più morbido sul pedale. Con un brano veloce il cuore accelera un poco e il piede lo segue. Brodsky, all'Università Ben-Gurion in Israele, ha pubblicato nel 2001 uno studio in cui persone guidavano in un simulatore con musica a tempi diversi: con i brani veloci andavano più forte, passavano più semafori con il rosso e facevano più errori. Il tempo del brano era il fattore che contava, più del volume.

La musica in auto lavora anche sull'umore. Van der Zwaag e colleghi, in Olanda, hanno pubblicato nel 2012 uno studio su strada vera: la musica scelta dal guidatore migliorava l'umore e non peggiorava la guida, purché il brano fosse calmo, e i brani energici alzavano il battito nelle situazioni di traffico difficile. Il brano che ti piace aiuta, quindi, se è lento. Se è veloce, ti piace e ti agita insieme.

C'è una terza cosa, l'attenzione. La testa ha un solo posto per le parole: se ascolta un testo, fa più fatica a leggere un cartello. La musica in auto senza parole, o con parole che non segui, lascia quel posto libero. Sul perché il cantare in gruppo rilassa c'è la scienza del canto corale, e la stessa cosa, in macchina, va tenuta per il parcheggio. Che la musica lenta faccia venire sonno è un'ipotesi che vale di notte e su strade vuote, e va presa sul serio lì.

Cosa è vero e cosa è moda

Girano elenchi di brani per guidare rilassati, applicazioni che scelgono la musica dal traffico, e la promessa che certe frequenze tengano svegli. Che cosa regge. Il tempo lento regge, ed è misurato. Il volume basso regge. Il brano senza parole regge, perché lascia attenzione per la strada. La musica in auto scelta prima di partire, e non cercata al semaforo con il telefono in mano, regge più di tutto.

Che cosa non regge. L'applicazione che cambia brano da sola quando il traffico rallenta è un'idea, non una prova: nessuno ha misurato che aiuti, e un brano che cambia da solo distrae. Le frequenze che tengono svegli non hanno uno studio dietro. E l'idea che il silenzio sia sempre meglio non è vera: nello studio olandese l'umore era migliore con la musica calma che senza niente, e un guidatore di buon umore guida meglio.

Un limite va detto. Chi si addormenta al volante, chi guida con il cuore in gola tutti i giorni, chi ha attacchi di ansia in autostrada non ha bisogno di un elenco di brani: ha bisogno di parlarne con un medico, e di non guidare nel frattempo. Per il traffico delle otto e un quarto, invece, l'elenco qui sotto basta.

Come preparare la musica in auto, un passo alla volta

La musica in auto si prepara a casa: servono il telefono, dieci minuti seduti e un impianto con il volume che ricordi da un giorno all'altro.

La differenza si sente dal primo viaggio, all'arrivo, con le spalle. Ci vuole una settimana perché il corpo associ l'elenco alla guida calma. Non serve tutti i giorni. Non farlo se hai sonno: lì serve una sosta, non un brano.

Lo stesso metodo in altri momenti al volante

La regola del tempo lento e delle parole tolte vale in ogni tragitto, e cambia un po' con il tragitto. In autostrada di giorno il brano può essere un poco più mosso, perché il ritmo costante della strada addormenta e un tempo intorno ai cento battiti tiene compagnia senza spingere. In città alle sei di sera vale l'elenco più lento di tutti.

Con i bambini dietro il metodo cambia: la musica la scelgono loro e il tempo lento è un lusso, ma il volume resta basso e le parole non si cantano davanti. Nel viaggio lungo delle vacanze l'elenco si divide in blocchi da un'ora, lento all'inizio, un po' più mosso dopo la seconda ora, e la musica in auto si spegne del tutto nell'ultima mezz'ora, quando l'attenzione serve tutta per arrivare. Chi guida da anziano ha un motivo in più per togliere le parole: l'attenzione che resta è quella che serve a leggere il cartello.

La tangenziale delle otto e un quarto è ancora lì, e adesso il volante lo tieni con le mani sciolte. La radio in macchina esiste dal 1930 e l'abitacolo è il posto dove si ascolta di più. Il tempo del brano cambia il piede sul pedale, come ha misurato Brodsky nel 2001, e la musica calma scelta da te migliora l'umore senza peggiorare la guida, come hanno trovato in Olanda nel 2012. Delle tre frasi dell'inizio, il silenzio non è sempre meglio, i brani lenti fanno sonno solo di notte, e la musica che piace calma solo se è lenta. I passi sono l'elenco fatto a casa, brani sotto i cento battiti, le parole tolte, il volume sotto il motore, il respiro nel traffico e l'elenco diverso per la notte. La musica in auto giusta è quella che ti fa arrivare senza ricordare di averla sentita.

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