La mattina in autobus, la sera sul treno, il pomeriggio in ufficio con la porta aperta. Le cuffie entrano nelle orecchie e il mondo si allontana: un brano al posto del rumore, e per venti minuti si sta da soli in mezzo agli altri. Musica in cuffia è l'ascolto più diffuso di oggi, e quasi nessuno sa a che volume la tiene.
Questo articolo parla di che cosa succede nell'orecchio e nella testa quando il suono arriva da un centimetro, che cosa dà l'ascolto vicino che l'ascolto nella stanza non dà, e che cosa rischia. Intorno girano tre cose che si sentono dire. La prima dice che le cuffie rovinano l'udito. La seconda dice che, se non fa male, il volume va bene. La terza dice che le cuffie che tolgono il rumore permettono di ascoltare a volume più basso. Restano sul tavolo e si guardano una alla volta.
Musica in cuffia: cos'è e da dove viene
Musica in cuffia vuol dire un suono che arriva a un centimetro dal timpano, senza passare per la stanza. La stanza cambia il suono: lo riflette, lo assorbe, lo mescola con i rumori. In cuffia niente di tutto questo. Il suono è pulito, vicino e separato: la mano sinistra del pianista sta a sinistra, la destra a destra.
L'ascolto in cuffia ha una data: il 1979, quando in Giappone uscì il primo lettore di cassette da portare in tasca, e per la prima volta la musica scelta seguiva la persona fuori casa. Le cuffie esistevano dai primi del Novecento, per i telefonisti e i radioamatori, ma erano ferme sulla scrivania. Da quell'anno l'ascolto è diventato personale e mobile, e nel 2015 l'Organizzazione mondiale della sanità ha stimato che oltre un miliardo di giovani nel mondo rischia l'udito per l'ascolto in cuffia a volume alto.
Il primo modo sbagliato di capirla è usare il volume per coprire il rumore. In autobus il rumore intorno sta intorno agli ottanta decibel, cioè forte come una strada trafficata, e per sentire la musica sopra bisogna salire oltre, dove l'orecchio comincia a soffrire. Il secondo è pensare che il male si senta: l'orecchio non fa male a volumi che lo rovinano piano, e il danno si accumula in anni senza dolore. Il terzo è tenere le cuffie tutto il giorno, anche quando non serve, per abitudine. Musica in cuffia a volume alto per ore è la combinazione che gli studi misurano, e non è una combinazione rara.
Che cosa succede quando si sbaglia. Un fischio nelle orecchie dopo il viaggio, che passa in un'ora. Poi il fischio che resta la sera. Poi la fatica a seguire una conversazione al ristorante, dieci anni dopo, e la sorpresa che sia colpa degli anni delle cuffie.
Cosa succede nell'orecchio e nella testa
Dentro l'orecchio, oltre il timpano, ci sono migliaia di cellule con dei peli minuscoli, che si piegano con le vibrazioni del suono e le trasformano in segnali per il cervello. A volume alto i peli si piegano troppo, e con il tempo si rompono. Non ricrescono. Ogni cellula rotta è un pezzo di suono che non arriva più, e le prime a rompersi sono quelle delle note alte, cioè delle consonanti delle parole: per questo chi ha perso un po' di udito sente parlare ma non capisce.
Nella testa, però, la cuffia fa una cosa buona. Il suono vicino e separato dal rumore toglie alla testa il lavoro di filtrare, e l'attenzione va tutta al brano. È il motivo per cui in cuffia si sentono dettagli che nella stanza si perdono, e per cui un brano conosciuto in cuffia sembra nuovo. Ed è il motivo per cui l'ascolto in cuffia isola così bene: la testa è dentro il suono e il mondo resta fuori.
La ricerca ha messo i numeri. L'Organizzazione mondiale della sanità, nelle linee guida sull'ascolto sicuro pubblicate nel 2019 con l'Unione internazionale delle telecomunicazioni, fissa il limite in ottanta decibel per quaranta ore a settimana per un adulto: oltre, il rischio cresce, e a ogni tre decibel in più il tempo sicuro si dimezza. A cento decibel, cioè il volume massimo di molti telefoni, il tempo sicuro è di pochi minuti al giorno. Musica in cuffia dentro quel limite non rovina niente, e fuori rovina piano. Del suono che arriva dal corpo invece che dalle orecchie abbiamo scritto in il coro che cura. Musica in cuffia è l'opposto: tutto dall'orecchio, niente dal corpo, e per questo va dosata.
Cosa è vero e cosa è moda
La cosa vera è che le cuffie a volume alto rovinano l'udito, e la cosa falsa è che lo rovinino le cuffie: lo rovina il volume, e una cassa a volume alto fa lo stesso. Le cuffie sono più pericolose solo perché stanno vicine e perché si usano dove il rumore invita ad alzare. La seconda cosa vera è che le cuffie che tolgono il rumore permettono di ascoltare più piano, perché coprono l'autobus senza chiedere volume: è una delle poche promesse del mercato che regge. La cosa falsa è che siano sicure da sole: a volume alto rovinano come le altre.
La moda è nei suoni che promettono di fare qualcosa al cervello solo in cuffia: i battiti binaurali, due frequenze diverse nelle due orecchie, che dicono di portare il sonno o la concentrazione. Gli studi sono piccoli e non sono d'accordo, e chi ne trae beneficio ne trae quello di un suono costante in cuffia. Musica in cuffia lenta e senza parole fa lo stesso, senza il numero magico.
Vale il limite. Chi ha un fischio nelle orecchie che non passa, chi sente ovattato da un lato, chi fa fatica a capire le parole in mezzo alla gente, non ha un problema di cuffie: ne parli con il medico, e prima è meglio. L'udito che se ne va non torna.
Musica in cuffia: come si fa senza rischi, un passo alla volta
Servono le cuffie che si hanno e un minuto per impostare il telefono. Ecco i passi.
- Cerca nelle impostazioni del telefono il limite di volume per le cuffie e mettilo al sessanta per cento. Quasi tutti i telefoni lo hanno, e il segno che funziona è che il volume si ferma da solo.
- Fai la prova della voce: con la musica accesa, qualcuno accanto ti parla a voce normale. Se lo senti, il volume va bene. Se devi togliere la cuffia, è troppo.
- Se ascolti in un posto rumoroso, usa cuffie che chiudono l'orecchio o che tolgono il rumore, e non alzare. Musica in cuffia nel rumore si vince coprendo, non urlando.
- Tieni il conto delle ore: un'ora al giorno a volume medio è dentro i limiti, quattro ore a volume alto no.
- Ogni ora togli le cuffie per dieci minuti. Le orecchie riposano e il fischio, se c'era, se ne va.
- Scegli brani con poca compressione, cioè con i piani e i forti ancora distinti: i brani tutti forti stancano prima e spingono ad alzare.
- La sera, dopo una giornata di cuffie, ascolta gli ultimi dieci minuti dalla cassa, nella stanza, a volume basso. Il corpo sente il suono, non solo l'orecchio.
- Una volta l'anno fai il conto dei fischi: se ci sono stati più di due o tre, il volume dell'anno è stato troppo alto. Musica in cuffia è un conto che si tiene negli anni.
Il limite sul telefono si imposta in un minuto e da lì non serve più pensarci. La prova della voce si fa ogni volta che si cambia posto. Non va usata la cuffia per dormire con la musica tutta la notte, perché l'orecchio non riposa e il cavo o l'auricolare in un orecchio schiacciato fanno male.
Lo stesso metodo in altri momenti e luoghi
In palestra, dove la musica spinge, il rischio è il massimo: rumore, voglia di volume e ore. Lì la regola del sessanta per cento vale doppio, e le cuffie che chiudono l'orecchio servono. In ufficio, con i colleghi intorno, le cuffie sono un segnale di non disturbare e il volume può essere bassissimo: la musica serve a fare barriera, non a farsi sentire.
Con i bambini le cuffie vanno impostate dal genitore, con il limite al minimo che il telefono permette, perché un orecchio piccolo ha il condotto più corto e il suono arriva più forte. Per chi è anziano e sente meno, la tentazione è alzare: meglio cuffie che chiudono bene, così il volume resta basso e la parola si capisce. Musica in cuffia si adatta a ogni orecchio, e la regola della voce accanto vale per tutti.
L'autobus della mattina con il mondo che si allontana è la scena di partenza, e il volume che nessuno conosce è il problema. L'ascolto vicino è nato nel 1979 e dà un suono pulito e un'attenzione tutta per il brano. Dentro l'orecchio i peli delle cellule si rompono a volume alto e non ricrescono, e l'Organizzazione mondiale della sanità ha fissato il limite a ottanta decibel per quaranta ore. Le cuffie non rovinano, il volume sì; quelle che tolgono il rumore aiutano; i battiti binaurali sono un suono costante come gli altri. I passi sono otto, dal limite sul telefono al conto dei fischi. Musica in cuffia è un regalo per l'attenzione e un prestito per l'orecchio, e il prestito si paga in anni.
