Prima che inizi un concerto sinfonico c'è un momento che dura pochi secondi ma racchiude un'intera idea di orchestra. Il brusio si abbassa, l'oboe emette un La e, uno dopo l'altro, gli strumenti cercano la stessa altezza. Non è una semplice cerimonia: serve a dare a decine di musicisti un riferimento comune prima dell'esecuzione.
L'oboe è diventato lo strumento tradizionalmente incaricato di fornire questo La soprattutto perché il suo timbro brillante e penetrante è facilmente riconoscibile in mezzo all'orchestra e perché la sua intonazione non può essere modificata rapidamente con la stessa facilità di quella di molti altri strumenti. Non significa, però, che il suo suono sia immutabile o perfettamente stabile: anche l'oboe risente della temperatura, dell'umidità, dell'ancia e dell'esecutore.
Perché proprio l'oboe?
Un violinista può intervenire sulla tensione delle corde. Un clarinettista può modificare leggermente la lunghezza dello strumento intervenendo sul barilotto. Per l'oboista la regolazione è più delicata: una parte fondamentale dell'intonazione dipende dall'ancia doppia e dalle sue caratteristiche.
Questo rende poco pratico chiedere all'oboe di adattarsi continuamente agli altri strumenti. Storicamente è diventato più semplice fare il contrario: stabilire l'altezza dell'oboe e chiedere all'orchestra di accordarsi su quella nota.
C'è poi una ragione percettiva. Il suono dell'oboe attraversa bene l'impasto orchestrale. Anche quando molti musicisti stanno provando contemporaneamente alcune note, il La dell'oboe rimane relativamente facile da identificare.
È sempre un La a 440 Hz?
No. Il famoso La a 440 Hz è un riferimento internazionale, ma non significa che ogni orchestra utilizzi obbligatoriamente questa frequenza. Alcune orchestre moderne si accordano, per esempio, a 442 Hz, mentre ensemble specializzati nella musica antica possono utilizzare altezze differenti.
La cosa importante non è dunque che il La sia sempre esattamente 440 Hz. È che tutti gli strumenti condividano lo stesso riferimento. Anche quando c'è un pianoforte la situazione può cambiare: un pianoforte non può essere riaccordato pochi secondi prima del concerto, quindi normalmente è l'orchestra che deve adattarsi all'intonazione dello strumento già preparato.
Cosa sappiamo davvero
L'idea secondo cui l'oboe sarebbe scelto perché produce una nota assolutamente stabile è troppo semplice. L'oboista può modificare l'intonazione e deve continuamente controllarla. Il punto pratico è che il suo timbro si distingue bene e che le possibilità di correzione immediata sono più limitate rispetto a quelle di diversi altri strumenti.
Non esiste quindi un misterioso La perfetto custodito dall'oboe. Esiste una soluzione musicale e organizzativa consolidata nel tempo.
Un gesto che trasforma molti musicisti in un'orchestra
L'accordatura dura pochissimo, ma contiene simbolicamente ciò che avverrà durante tutto il concerto. Ogni strumentista possiede un suono, un timbro e una parte differente. Prima di cominciare, però, tutti devono trovare un punto comune.
Il La dell'oboe è questo punto. Per pochi secondi nessuno è ancora protagonista. Tutti ascoltano. È una delle immagini più semplici e profonde della musica d'insieme: prima di produrre il proprio suono bisogna imparare ad ascoltare quello degli altri.
