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Pianoforte: perche e lo strumento che calma di piu secondo le ricerche

Non esiste una classifica degli strumenti: la ricerca ha trovato le cose che calmano, e il pianoforte suonato lento le ha tutte insieme. Con due dita, calma ancora di più

Tasti di un pianoforte con una mano che suona una nota lenta

Una sala d'attesa, un pomeriggio, la televisione senza audio e un brano per pianoforte che esce dalla cassa in alto. Non lo hai scelto e non sai chi lo suona. Dopo un minuto ti accorgi che hai smesso di guardare l'orologio e che le mani sono ferme sulle ginocchia. Pianoforte è lo strumento che si trova in ogni elenco di brani per calmarsi, in ogni sala d'attesa e in ogni film nel momento in cui qualcuno deve piangere, e quasi nessuno si chiede perché proprio lui.

Questo articolo parla di questo: che cosa ha il pianoforte che gli altri strumenti non hanno, che cosa dice la ricerca quando confronta i suoni, e come usarlo in dieci minuti. Intorno girano tre cose che si sentono dire. La prima dice che il pianoforte calma perché è lo strumento più bello. La seconda dice che qualunque brano per pianoforte rilassa. La terza dice che le ricerche hanno dimostrato che è lo strumento migliore. Restano sul tavolo e si guardano una alla volta.

Pianoforte: cos'è questo suono e da dove viene

Pianoforte è uno strumento a corde percosse: un martelletto colpisce la corda e la lascia vibrare, e il suono nasce forte e muore piano, da solo, senza che nessuno lo tenga. Questa è la cosa che lo distingue. Un violino tiene la nota finché l'arco spinge, una tromba finché c'è fiato, un organo finché il dito preme. Il pianoforte no: ogni nota è un inizio e una fine, e fra le note c'è sempre un po' di aria.

Lo ha inventato Bartolomeo Cristofori a Firenze, alla corte dei Medici, e l'inventario degli strumenti della corte del 1700 lo registra già con il nome di cimbalo che fa il piano e il forte. Il nome dice tutto: prima di lui il clavicembalo suonava sempre uguale, e Cristofori aveva costruito uno strumento che poteva suonare piano. Da tre secoli è lo strumento delle case, dei salotti e delle scuole, e la musica per stare tranquilli passa quasi tutta da lì.

Pianoforte non vuol dire calma sempre, e questo è il primo modo sbagliato di capirlo. Un brano veloce e forte per pianoforte, uno studio di Chopin o un ragtime, agita come una batteria. Il secondo è pensare che sia il suono in sé: è il modo in cui il suono nasce e muore, e un pianoforte registrato male, con le note tagliate, non fa lo stesso lavoro. Il terzo è pensare che serva un grande pianista: il brano che calma è quasi sempre semplice, con poche note e molto spazio, e lo suonano tutti.

Che cosa succede quando si sbaglia. Si mette una playlist di pianoforte e al terzo brano arriva quello veloce, e il cuore riparte. Si ascolta a volume alto e i bassi del pianoforte pesano sul petto. E si conclude che il pianoforte non fa niente.

Cosa succede nel corpo con un suono che nasce e muore da solo

Il corpo ascolta l'inizio e la fine di ogni suono. Un suono che parte piano, come una voce che sale, non spaventa. Un suono che parte di colpo, come una porta che sbatte, fa sobbalzare. Il pianoforte parte di colpo ma piano, se chi suona lo vuole, e poi scende da solo: ogni nota è una piccola discesa, e un brano lento per pianoforte è una fila di discese. Il corpo le segue, e il cuore scende con loro.

La ricerca non ha mai fatto una classifica degli strumenti, e la terza frase dell'inizio è falsa così com'è scritta. Ha fatto un'altra cosa: ha cercato che cosa rende un brano calmante. Mona Lisa Chanda e Daniel Levitin, dell'Università McGill di Montreal, hanno riassunto nel 2013 su Trends in Cognitive Sciences gli studi sulla musica e il corpo, e hanno trovato che i brani che calmano hanno un tempo lento, un volume basso, pochi cambi improvvisi e suoni che partono morbidi e finiscono piano. Il pianoforte suonato lento ha tutte queste cose insieme, e per questo sta in tutti gli elenchi. Pianoforte non è lo strumento che calma di più per una prova diretta: è lo strumento che ha più spesso le cose che calmano.

C'è poi chi lo suona, e lì la ricerca ha misurato qualcosa. Kaho Toyoshima e colleghi, in Giappone, hanno pubblicato nel 2011 sull'International Journal of Music Education uno studio in cui persone senza pratica suonavano il pianoforte, o modellavano la creta, o facevano calligrafia, per mezz'ora: chi aveva suonato aveva il cortisolo, cioè l'ormone della fatica, più basso degli altri. Pianoforte suonato calma più di quello ascoltato, anche con due dita. Sul canto insieme, che fa lo stesso, abbiamo scritto in il coro che cura.

Cosa è vero e cosa è moda

La cosa vera è che un brano lento per pianoforte ha le caratteristiche che calmano, e la rassegna di Montreal lo dice. La cosa falsa è che sia il pianoforte in sé: una chitarra classica suonata lenta, un'arpa, un violoncello che tiene note lunghe e piano fanno lo stesso, e negli ospedali chi fa musica con i malati usa spesso l'arpa, perché è leggera e si porta al letto. Pianoforte è il più diffuso, non il migliore.

La moda è la playlist di pianoforte per dormire con dieci ore di brani tutti uguali, con un nome inventato e un compositore che non esiste. Sono brani costruiti per non farsi notare, e per molte persone funzionano, ma non hanno niente che un brano vero non abbia. La seconda moda sono i brani per pianoforte accordati a 432 hertz, venduti come più naturali: la differenza con l'accordatura normale è di otto hertz, e nessuno studio serio ha trovato un effetto sul corpo.

Vale il limite. Chi ascolta il pianoforte tutte le sere e non dorme lo stesso, chi ha l'ansia che non scende con niente, chi sente il cuore che corre senza motivo, non ha bisogno di un altro brano: ne parli con il medico. Il pianoforte accompagna, non cura.

Pianoforte: come si usa per calmarsi, un passo alla volta

Serve un brano lento per pianoforte solo, un posto dove sedersi e dieci minuti. Ecco i passi.

La calma arriva dal secondo o terzo brano, se il brano è giusto. Una volta al giorno basta, e la sera è il momento migliore. Non va fatto con brani veloci, ovvio, e non con la playlist automatica, perché il brano dopo lo sceglie qualcun altro.

Lo stesso metodo in altri momenti e luoghi

La mattina in cucina, mentre si prepara la colazione, un brano lento per pianoforte a volume basso mette il ritmo ai gesti e non chiede attenzione: non è la pratica, è la sua versione di sfondo, e funziona lo stesso un po'. In ufficio, in cuffia, i dieci minuti a metà pomeriggio con gli occhi chiusi tolgono il peso delle ore.

Con i bambini in casa, una tastiera anche piccola e tre note lente da suonare insieme sono il gioco della sera che calma tutti e due. Per chi è anziano e ha suonato da giovane, rimettere le mani su una tastiera, anche per un brano di quattro note, fa il lavoro dello studio giapponese e riporta un ricordo. Pianoforte si adatta a chi ascolta e a chi suona, e a chi suona dà di più.

La sala d'attesa con le mani ferme sulle ginocchia è la scena di partenza, e il perché proprio lui è la domanda. Il pianoforte è nato a Firenze intorno al 1700 per suonare piano, e ogni sua nota nasce e muore da sola. Il corpo segue le discese, e la rassegna di Montreal dice che i brani che calmano hanno tempo lento, volume basso e suoni che finiscono piano: il pianoforte le ha tutte, e non è il migliore per una classifica che non esiste. Lo studio giapponese dice che suonarlo calma più di ascoltarlo. Le playlist infinite e i 432 hertz non aggiungono niente. I passi sono otto, dal brano solo alle tre note con un dito. Pianoforte è lo strumento che ha imparato a suonare piano, e per questo è quello che ci insegna a stare piano.

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