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Vocalizzi del mattino: cinque minuti di voce per svegliare corpo e respiro

Si comincia dalla zona in cui parli, non dalle note acute: a voce fredda quelle escono spinte.

Persona in piedi davanti alla finestra della cucina che fa esercizi di voce

La sveglia suona, ti alzi, dici la prima frase della giornata e la voce esce roca e bassa. È normale: di notte i tessuti della gola si gonfiano un poco e le corde vocali si muovono peggio. I vocalizzi del mattino servono proprio a questo, cioè a rimettere in moto la voce prima di usarla sul serio, e nel farlo svegliano anche il respiro e la schiena.

Intorno a questa abitudine girano tre cose che si sentono dire. La prima dice che i vocalizzi sono roba da cantanti e che chi non canta non ne ha bisogno. La seconda dice che più si sale in alto meglio è, perché così si allarga l'estensione. La terza dice che serve schiarirsi la gola prima di cominciare. Questo articolo le mette sul tavolo e le guarda una per una.

Che cosa sono i vocalizzi del mattino e da dove vengono

I vocalizzi del mattino sono esercizi in cui si canta una piccola sequenza di note su una vocale o su un suono chiuso, senza parole. Si ripete salendo e scendendo di poco, per scaldare la voce come si scalda un muscolo prima di correre.

L'abitudine viene dalla scuola di canto italiana. Nel 1832, a Londra, il maestro Nicola Vaccai pubblicò il suo Metodo pratico di canto italiano per camera, una raccolta di esercizi brevi che si studia ancora oggi nei conservatori di tutto il mondo. Prima di lui i maestri li insegnavano a voce, e il metodo li mise per iscritto.

I vocalizzi del mattino vengono però capiti male in tre modi.

Il primo è pensare che servano solo a chi canta. La voce la usa chi insegna, chi vende, chi sta al telefono tutto il giorno, chi parla in riunione. Chi comincia a parlare a freddo alle otto e mezza arriva a mezzogiorno con la gola stanca.

Il secondo è la corsa verso l'alto. Molti partono subito con le note acute per sentire se ci arrivano. A voce fredda quelle note escono spinte e strette, e il giorno dopo la gola è peggio di prima. Si comincia sempre dal centro, cioè dalla zona in cui parli.

Il terzo è schiarirsi la gola. Quel colpo di tosse secco fa sbattere le corde vocali una contro l'altra e le irrita. Al posto suo si beve un sorso d'acqua e si deglutisce.

Che cosa succede nel corpo mentre scaldi la voce

Di notte il corpo si muove poco e i liquidi si distribuiscono in modo diverso. Al risveglio i tessuti della gola sono più gonfi, le corde vocali più rigide, e la voce esce più bassa e con meno agilità. Nel giro di un'ora o due tutto torna a posto da solo, e i vocalizzi accorciano quel tempo.

Nei vocalizzi del mattino gli esercizi più utili sono quelli che si fanno con la bocca quasi chiusa: il ronzio a labbra unite, il suono attraverso una cannuccia in un bicchiere d'acqua, il soffio a labbra vibranti. In italiano si chiamano esercizi a tratto vocale semi-occluso, cioè con il passaggio dell'aria parzialmente ristretto.

Nel 2006 Ingo Titze, del National Center for Voice and Speech negli Stati Uniti, ha pubblicato sul Journal of Speech, Language, and Hearing Research il lavoro che ne spiega il meccanismo. Restringendo l'uscita dell'aria si crea una pressione sopra le corde vocali, che le fa vibrare con meno sforzo e con un movimento più ampio. La voce diventa più efficiente, cioè fa più suono con meno fatica.

I vocalizzi del mattino agiscono anche altrove. Per tenere un suono lungo serve un'espirazione lenta e controllata, e questo sveglia i muscoli fra le costole e quelli della pancia. Le spalle scendono, la schiena si allunga, il respiro si approfondisce.

C'è poi la parte che riguarda la testa. Ripetere una sequenza semplice per qualche minuto, ascoltando come esce il suono, è una forma di attenzione concentrata. Non è una meditazione e non va presentata come tale, ma l'effetto sulla partenza della giornata è reale e lo notano quasi tutti. Su che cosa dica la ricerca sul canto in generale c'è una panoramica degli studi che aiuta a inquadrare il resto.

Che cosa è vero e che cosa è moda

Quello che regge è il riscaldamento. La voce scaldata funziona meglio e si stanca meno, e gli esercizi a bocca quasi chiusa sono quelli con le prove più solide alle spalle.

Quello che non regge sono le promesse sull'estensione. Circolano esercizi che prometterebbero di aggiungere note acute in poche settimane. L'estensione di una voce dipende dalla struttura della laringe e si allarga poco, e sempre con un lavoro lungo e guidato.

Gira anche l'idea che certe vocali o certe note aprano qualcosa nel corpo. I vocalizzi del mattino svegliano la voce e il respiro, e questo basta senza aggiungere altro.

Va detta infine una cosa sulla salute. Una voce che resta roca per più di due settimane, senza raffreddore, va fatta vedere. Vale anche per il dolore quando parli e per la voce che cala nel pomeriggio ogni giorno. In quei casi si va dal medico o dal foniatra, e gli esercizi si sospendono finché non si sa che cosa c'è.

I vocalizzi del mattino, un passo alla volta

Per i vocalizzi del mattino non serve niente: un posto dove non disturbi nessuno, un bicchiere d'acqua e cinque minuti.

Cinque minuti bastano. La voce si sente più libera già dal primo giorno, e dopo due settimane il risveglio vocale è più rapido. Nei giorni di mal di gola o di raffreddore forte è meglio saltare e limitarsi a bere.

Lo stesso metodo in altri momenti

Gli stessi vocalizzi del mattino funzionano prima di una riunione o di una telefonata importante, in versione ridotta: due minuti di ronzio in ascensore o in macchina bastano a togliere la rigidità.

Funziona per gli insegnanti prima della prima ora. È la categoria che trae dai vocalizzi del mattino il beneficio più evidente, perché usa la voce per cinque ore di fila.

E funziona per chi ha superato i settant'anni, quando la voce tende a farsi più sottile e instabile. In quel caso si fanno più corti e più spesso, due volte al giorno per tre minuti.

Si è partiti dalla prima frase della giornata che esce roca, e dal motivo per cui succede. Poi sono state messe sul tavolo tre cose che si sentono dire. La prima, che servano solo ai cantanti, non regge: la voce la usa per lavoro moltissima gente. La seconda, che si debba salire in alto subito, è il modo più rapido per irritare la gola. La terza, che schiarirsi la voce aiuti, va corretta, perché quel gesto fa sbattere le corde vocali.

Gli esercizi a bocca quasi chiusa sono quelli con le prove migliori, come ha spiegato Ingo Titze nel 2006, e agiscono anche sul respiro e sulla postura. La pratica sta in cinque minuti e in otto passaggi. Una voce roca che dura più di due settimane, invece, non si scalda: si fa vedere.

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