Della dimensione psicologica e sociale del canto corale si è parlato molto. Meno si conoscono — anche se sono altrettanto interessanti — gli effetti corporei: cosa succede dentro al corpo di chi canta in gruppo regolarmente, dal punto di vista del sistema immunitario, dei polmoni, del cuore. La risposta degli studi è che si tratta di un'attività fisica più completa di quanto sembri, con effetti misurabili paragonabili — in certi aspetti — a quelli di una pratica leggera come lo yoga o il pilates.

Sistema immunitario, respirazione, cuore: gli effetti fisici del canto

Le citochine, segnale del sistema immunitario

Uno degli studi più discussi degli ultimi anni è stato condotto dal Tenovus Cancer Care, centro di ricerca oncologica del Galles, in collaborazione con il Royal College of Music di Londra. La ricerca, firmata da Ian Lewis e pubblicata nel 2016 su Ecancermedicalscience, ha misurato i livelli di alcune citochine — proteine prodotte dal sistema immunitario per regolare le risposte infiammatorie e antitumorali — nella saliva di 193 partecipanti prima e dopo un'ora di canto corale.

I risultati mostravano un aumento significativo di queste proteine dopo la sessione canora, in particolare di citochine pro-infiammatorie ma anche di marcatori di attività antitumorale. Lewis dichiarò all'epoca che si trattava della prima dimostrazione documentata che il canto avesse un impatto biochimico misurabile sul sistema immunitario. La cautela è d'obbligo: lo studio non dimostra che il canto «cura» qualcosa, ma indica che attiva meccanismi biologici che meritano studi successivi.

Il respiro educato

Il canto corale è prima di tutto un esercizio di respirazione. Chi canta in coro impara, settimana dopo settimana, a respirare in modo diverso dal respiro automatico della vita quotidiana: respirazione diaframmatica, controllo dell'espirazione, gestione della pressione sottoglottica. Non è un caso che molti corsi di canto comincino con esercizi che assomigliano a tecniche di pranayama o di yoga.

Le evidenze scientifiche su questo aspetto sono particolarmente forti per le persone con patologie respiratorie. Uno studio brasiliano del 2009 firmato da Bonilha e collaboratori, pubblicato sull'International Journal of Chronic Obstructive Pulmonary Disease, ha studiato pazienti con broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) che partecipavano a sessioni regolari di canto. Dopo 24 sessioni, il gruppo del canto mostrava miglioramenti significativi della funzione polmonare rispetto al gruppo di controllo. Studi successivi hanno confermato il pattern, al punto che oggi esistono in diversi paesi cori specifici per pazienti BPCO, dedicati appunto a sfruttare il canto come riabilitazione respiratoria.

Per chi non ha patologie polmonari, il beneficio è più sottile ma comunque misurabile: una respirazione più ampia, una capacità polmonare meglio sfruttata, un controllo del fiato che si traduce — quasi senza che ce ne accorgiamo — in una migliore gestione dello stress quotidiano. Il respiro corto, lo sappiamo, è il primo sintomo somatico dell'ansia. Imparare a respirare profondamente cantando è anche imparare a respirare profondamente nella vita.

Cuore e circolazione

Uno studio molto citato è quello del 2013 condotto da Björn Vickhoff dell'Università di Göteborg in Svezia, pubblicato su Frontiers in Psychology. Vickhoff e colleghi hanno misurato il battito cardiaco di un gruppo di coristi mentre cantavano insieme, e hanno osservato un fenomeno sorprendente: dopo pochi minuti di canto i battiti dei diversi membri del gruppo tendevano a sincronizzarsi.

Il meccanismo, secondo gli autori, è indiretto. Cantare insieme impone un ritmo respiratorio comune. Il battito cardiaco è influenzato dal respiro tramite il riflesso vago-cardiaco (la cosiddetta «aritmia sinusale respiratoria»): quando respiriamo allo stesso ritmo, finiamo per battere allo stesso ritmo. È una forma di sincronia fisiologica involontaria che ha implicazioni emotive interessanti: alcune ricerche suggeriscono che i gruppi di persone con battito cardiaco sincronizzato sviluppano più rapidamente legami di fiducia e cooperazione.

A livello strettamente cardiovascolare, gli effetti del canto corale sono quelli tipici di un'attività di intensità leggera: lieve aumento della frequenza cardiaca durante l'esecuzione, miglioramento progressivo della variabilità cardiaca (un indicatore di salute del sistema nervoso autonomo), riduzione della pressione arteriosa nelle persone con valori inizialmente elevati. Non è uno sport, ma non è nemmeno un'attività completamente sedentaria.

Postura e muscolatura

Un effetto meno conosciuto del canto corale riguarda la postura. Chi canta bene canta dritto: torace aperto, spalle rilassate, colonna allungata. Questo significa che, durante le prove (spesso un'ora o due), i coristi mantengono per lungo tempo una postura che corregge molte delle abitudini scorrette che assumiamo durante il giorno (curvature lavorative, posizioni statiche al computer). Inoltre il sostegno del diaframma e del pavimento pelvico coinvolto nel canto rafforza la muscolatura profonda del tronco, quella che gli esperti chiamano «core».

Anche qui il paragone con lo yoga non è casuale. Diversi insegnanti di canto hanno cominciato a integrare nelle lezioni elementi di consapevolezza corporea, posturologia, esercizi di rilassamento. Il canto come pratica somatica, non solo come abilità vocale, è una linea di lavoro in crescita.

L'invecchiamento attivo

Tutti questi effetti — sul sistema immunitario, sulla respirazione, sul cuore, sulla postura — assumono particolare importanza nella terza età, quando ognuno di questi sistemi tende a perdere efficienza. Cantare in coro regolarmente, anche solo un'ora a settimana, è una forma di mantenimento generale che agisce simultaneamente su più fronti. Per questo molti programmi di healthy aging in Europa hanno cominciato a includere il canto corale fra le attività raccomandate, accanto al cammino, allo yoga e al ballo. Non è uno sport, ma fa lavorare il corpo. Non è una medicina, ma sostiene la salute. È musica, ed è anche di più.

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