News

Musica e lettura: quando aiuta e quando fa perdere il filo

La musica lenta, senza parole e piano fa da coperta ai rumori; quella cantata, veloce o forte ruba la pagina. Otto passi per trovare il volume e i brani giusti

Persona che legge un libro sul divano con una cassa che suona a volume basso

Sera, divano, un libro aperto e il telefono che manda un brano nella stanza. Dopo due pagine ti accorgi di aver letto la stessa riga tre volte. Cambi brano, provi con qualcosa di più lento, e per un po' funziona. Poi arriva una canzone che conosci e la testa se ne va con le parole. Musica e lettura stanno insieme in quasi tutte le case, e quasi nessuno sa quando si aiutano e quando si rubano l'attenzione.

Questo articolo parla di questo: che cosa succede nella testa quando si legge con un suono intorno, quando il suono aiuta e quando fa perdere il filo. Intorno girano tre cose che si sentono dire. La prima dice che la musica classica fa leggere meglio, e che qualcuno lo ha dimostrato. La seconda dice che la musica di sottofondo non si sente, quindi non disturba. La terza dice che ognuno ha il suo modo, e c'è chi legge meglio con il rumore. Restano sul tavolo, e si guardano una alla volta.

Musica e lettura: cos'è questa abitudine e da dove viene

Musica e lettura sono state separate per secoli, e non per scelta. Leggere, fino al Medioevo, voleva dire leggere ad alta voce: Agostino, nelle Confessioni, scritte intorno al 397, racconta con stupore di aver visto il vescovo Ambrogio a Milano leggere in silenzio, con gli occhi che correvano sulla pagina e la voce ferma. La lettura silenziosa era una novità, e la musica non c'entrava. Nei monasteri si leggeva mentre gli altri mangiavano, e si cantava in altri momenti.

La lettura con la musica intorno è nata con la radio, negli anni Venti del Novecento, e ha preso la forma di oggi con le cuffie e i telefoni. Oggi è un'abitudine che quasi tutti hanno, e che in pochi hanno provato a capire. Vale la pena farlo, perché la testa che legge fa un lavoro preciso: trasforma segni in parole, le parole in suoni interni, i suoni in senso. È un lavoro che passa per la stessa strada della musica.

Il primo modo sbagliato di capirla è pensare che la musica sia un sottofondo. Per la testa non esiste il sottofondo: ogni suono con una struttura, una melodia, un ritmo, viene seguito anche quando non si vuole. Il secondo è mettere brani cantati. Le parole cantate entrano nello stesso posto delle parole lette, e si accavallano. Il terzo è alzare il volume per coprire i rumori di casa. Musica e lettura a volume alto sono due cose che si contendono la stessa attenzione, e la pagina perde.

Che cosa succede quando si sbaglia. Si rilegge la stessa riga. Si arriva in fondo alla pagina senza ricordare che cosa c'era scritto. Si legge più piano, e dopo un'ora si è stanchi come dopo due. E si dà la colpa al libro.

Cosa succede nella testa quando si legge con un suono intorno

Leggere usa la voce interna. Anche in silenzio, le parole scritte diventano parole sentite dentro, e questo passaggio ha bisogno della parte della testa che gestisce il linguaggio. La musica con le parole usa la stessa parte. Due voci nello stesso posto, e una delle due si perde. La musica senza parole usa un'altra strada, quella della melodia e del ritmo, e disturba meno. Ma disturba lo stesso se cambia spesso, se è veloce o se è forte, perché ogni cambiamento chiama l'attenzione.

La ricerca lo ha misurato. Nick Perham e Joanne Currie, dell'Università di Cardiff, in Galles, hanno pubblicato nel 2014 su Applied Cognitive Psychology uno studio su studenti che leggevano brani di testo e poi rispondevano a domande: chi leggeva con musica cantata, che gli piacesse o no, capiva meno di chi leggeva in silenzio, e chi leggeva con musica senza parole stava in mezzo. William Thompson, Glenn Schellenberg e Adriana Letnic, in Canada, nel 2012 su Psychology of Music, avevano trovato che la musica veloce e forte peggiora la comprensione, e che la musica lenta e piano non la peggiora in modo misurabile. Musica e lettura vanno d'accordo quando la musica è lenta, senza parole e a volume basso, e la ricerca lo dice con i numeri.

C'è poi una cosa che la musica fa bene: copre i rumori che cambiano. Una voce nella stanza accanto, il traffico, la porta che sbatte, disturbano la lettura più di un brano costante, perché sono imprevisti. Un brano lento e uguale fa da coperta e li nasconde. Sui benefici della lettura da sola abbiamo scritto in la poesia fa bene. Musica e lettura insieme funzionano quando la musica è la coperta, non il tappeto che si muove sotto i piedi.

Cosa è vero e cosa è moda

La moda più vecchia è quella della musica classica che rende intelligenti. Viene da uno studio del 1993 di Frances Rauscher, in California, che aveva trovato un piccolo miglioramento in una prova di ragionamento dopo dieci minuti di Mozart. L'effetto durava un quarto d'ora, riguardava una prova di spazio e non la lettura, e gli studi che hanno provato a ripeterlo, riassunti nel 2010 da Jakob Pietschnig a Vienna, hanno trovato quasi niente. Mozart non fa leggere meglio. Musica e lettura non hanno un compositore magico: hanno un tempo, un volume e l'assenza di parole.

La seconda moda sono le playlist per la concentrazione che promettono ore di attenzione. Fanno una cosa vera, mettono in fila brani lenti e senza parole, e una falsa, promettere il risultato. Il risultato dipende dal libro, dall'ora e dalla stanchezza. La terza moda sono i suoni che dicono di sincronizzare il cervello con frequenze precise: gli studi che li hanno provati, con gruppi piccoli, danno risultati che vanno in tutte le direzioni, e chi legge meglio con quei suoni legge meglio perché sono costanti e senza parole, non per la frequenza.

Vale una riga sul limite. Chi non riesce a leggere una pagina né con la musica né senza, da settimane, e sente la testa che non tiene, non ha un problema di brani: ne parli con il medico. La musica aiuta l'attenzione che c'è, non la sostituisce.

Musica e lettura: come si fa, un passo alla volta

Serve un libro, un posto tranquillo e una fonte di suono a volume basso. Ecco i passi.

Ci vogliono due o tre serate per trovare il volume giusto e i brani giusti. Poi non serve più pensarci. Non va fatto quando si studia per un esame, quando si legge per lavoro con scadenza, o quando si è già stanchi: lì il silenzio vince sempre.

Lo stesso metodo in altri momenti e luoghi

In treno o in aereo la regola si rovescia: il rumore intorno è già forte e cambia di continuo, e la musica lenta in cuffia serve a coprirlo, non a fare compagnia. Lì il volume può salire un po', e i brani senza parole sono ancora la scelta giusta. In ufficio, per leggere una relazione fra i colleghi che parlano, vale la stessa coperta.

Con i bambini in casa che fanno i compiti, la musica lenta e piano nella stanza aiuta i piccoli, che leggono ancora ad alta voce dentro, meno dei grandi: per loro il silenzio è meglio, e la musica va tenuta per il gioco dopo. Per chi è anziano e ha l'udito che cala, la musica va tolta del tutto durante la lettura, perché lo sforzo di sentire si somma a quello di leggere. Musica e lettura sono una coppia che cambia con l'età, e il silenzio resta la scelta che non sbaglia mai.

La sera sul divano con il libro e il brano nella stanza è la scena di partenza, e la riga letta tre volte è il segnale. La lettura è nata in silenzio e ha incontrato la musica con la radio. Nella testa le parole lette e le parole cantate passano per la stessa strada, e la ricerca di Cardiff e del Canada ha misurato quanto si intralciano: la musica cantata, veloce o forte fa perdere il filo, quella lenta, senza parole e piano no. Mozart non aiuta, le playlist non garantiscono, le frequenze speciali non esistono. I passi sono otto, dal brano senza parole al minuto di silenzio prima di chiudere. Musica e lettura vanno d'accordo quando la musica fa da coperta, e la pagina resta la sola cosa che parla.

Condividi