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Volume della musica: perché sotto una certa soglia cambia tutto

Un suono forte mette il corpo in allerta, uno basso e costante lascia allungare il respiro.

Mano che regola la manopola del volume di un impianto in salotto

Metti su qualcosa per rilassarti dopo cena. Dopo dieci minuti ti accorgi che non sei affatto più calmo: pensi ad altro, muovi il piede, e a un certo punto alzi un po' il volume perché vorresti sentirla meglio. Il volume della musica è quasi sempre la cosa che decide se un ascolto ti calma o ti agita, e quasi nessuno ci pensa.

Intorno a questo argomento girano tre cose che si sentono dire. La prima dice che conta il brano, e che se scegli quello giusto il resto viene da sé. La seconda dice che più forte si sente, più la musica coinvolge. La terza dice che in cuffia si può stare bassi perché tanto il suono è vicino all'orecchio. Questo articolo le mette sul tavolo e le guarda una per una, con quello che si sa davvero.

Che cos'è il volume della musica e perché ci inganna

Il volume si misura in decibel, cioè in un'unità che dice quanta energia arriva all'orecchio. La cosa da sapere è che quella scala non funziona come le altre: da un gradino all'altro l'energia cresce molto più di quanto sembri, e questo spiega perché una piccola manopola giri in su cambi tanto.

C'è poi un fenomeno che ci riguarda tutti e ha un nome dal 1911. In quell'anno il medico francese Étienne Lombard, a Parigi, descrisse che le persone alzano la voce quando intorno c'è rumore, senza accorgersene. Con la musica succede la stessa cosa al contrario: in una stanza rumorosa alzi il volume della musica per coprire il resto, e poi non lo riabbassi più quando il rumore finisce.

Ecco come la cosa viene capita male. Primo caso: si sceglie un brano lento per calmarsi e lo si tiene al livello di sempre. Il corpo riceve un suono forte, e un suono forte mette in allerta a prescindere da quanto sia dolce la melodia.

Secondo caso: si alza il volume perché la musica sembra piatta. Spesso il problema non è il volume ma il posto in cui sono le casse, o il fatto che stai facendo altro mentre ascolti.

Terzo caso: si tiene il volume della musica alto in cuffia, in metropolitana o in strada. Lì il rumore di fondo obbliga ad alzare ancora, e si arriva a livelli che a casa non si userebbero mai.

Che cosa succede nel corpo quando il suono è forte

Il volume della musica agisce prima di qualunque melodia. Un suono forte e improvviso mette il corpo in stato di allerta. Il cuore accelera, i muscoli del collo si tendono, l'attenzione si sposta verso il suono. È una reazione antica e utile, perché nel mondo di prima un rumore forte voleva dire pericolo.

Un suono basso e costante fa il contrario. Non chiede niente all'attenzione, e lascia che il respiro si allunghi per conto suo. Quando il volume della musica scende sotto il livello della conversazione, il brano smette di essere un evento e diventa un ambiente.

Nel 2000 Myra Staum e Melissa Brotons, negli Stati Uniti, hanno pubblicato sul Journal of Music Therapy uno studio sull'effetto dell'intensità sonora sul rilassamento. Hanno visto che le persone, lasciate libere di regolare il volume, sceglievano livelli piuttosto bassi quando lo scopo era rilassarsi, e che salendo l'effetto calante si riduceva.

C'è anche la questione dell'udito, e qui i numeri esistono. Nel 2015 l'Organizzazione mondiale della sanità ha stimato che oltre un miliardo di giovani nel mondo rischia un danno all'udito per l'ascolto prolungato ad alto volume. Le indicazioni messe a punto dalla stessa organizzazione con l'Unione internazionale delle telecomunicazioni nel 2019 parlano di ottanta decibel per un massimo di quaranta ore a settimana negli adulti, e di settantacinque per i bambini.

Su come un brano possa essere costruito proprio per calmare c'è un caso interessante, quello di Weightless e di come è fatto, e anche lì il volume resta la prima cosa da regolare.

Che cosa è vero e che cosa è moda

Quello che regge è semplice. Un suono che resta sotto il livello della voce parlata non attiva la reazione di allerta e lascia spazio al respiro. È il motivo per cui la stessa musica calma a un livello e agita a un altro.

Quello che non regge sono le promesse legate al numero. Girano elenchi di brani presentati come rilassanti a prescindere, e applicazioni che promettono il sonno premendo un tasto. Nessuno di questi tiene conto di quanto forte stai ascoltando, che è la variabile più semplice da cambiare e la meno considerata.

Gira anche l'idea che in cuffia si possa stare più bassi. In cuffia l'orecchio riceve tutto il suono senza che la stanza ne disperda una parte, quindi il livello che senti come giusto è già più alto di quello che useresti con le casse.

Va detto infine che il volume della musica non risolve i problemi di sonno. Se non dormi da settimane, se ti svegli ogni notte alla stessa ora, se l'ansia ti tiene sveglio, la strada è un'altra e passa dal medico. La musica accompagna, non cura.

Come si regola il volume della musica, un passo alla volta

Per regolare il volume della musica non serve niente: quello che hai in casa e dieci minuti per fare la prova.

La differenza si sente già la prima sera, e dopo una settimana il livello basso comincia a sembrare normale. Nelle giornate in cui hai mal di testa o le orecchie che fischiano è meglio non ascoltare affatto.

Lo stesso criterio in altri momenti

Funziona in macchina, dove il rumore del motore spinge ad alzare. Conviene regolare il volume della musica da fermi e poi non toccarlo, invece di inseguire la strada.

Funziona in cucina mentre si prepara la cena, dove la musica può restare sotto il rumore delle pentole senza che serva sovrastarlo.

E funziona in ufficio, dove il livello giusto è quello che ti permette di sentire ancora chi ti parla. Se non senti più la stanza, sei fuori misura.

Si è partiti dal divano dopo cena e dalla mano che gira la manopola senza pensarci. Poi sono state messe sul tavolo tre cose che si sentono dire. La prima, che conti solo il brano, non regge: lo stesso pezzo calma o agita secondo l'intensità. La seconda, che più forte coinvolga di più, si scontra con quello che hanno trovato Staum e Brotons nel 2000. La terza, che in cuffia si stia più bassi, è il contrario di quello che succede.

Un suono forte mette in allerta, uno basso e costante lascia allungare il respiro. I numeri sull'udito dell'Organizzazione mondiale della sanità dicono il resto. La pratica sta in otto passaggi e in dieci minuti di prova. Il volume della musica è la manopola più semplice che hai, ed è quella che nessuno guarda.

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