Il divano, la sera, un brano che conosci da anni. Lo hai sentito cento volte in macchina, in cucina, con la gente intorno. Stasera chiudi gli occhi, e dopo un minuto senti una cosa che non avevi mai sentito: un violoncello sotto la melodia, un respiro del cantante, il rumore delle dita sulle corde. Musica a occhi chiusi è la stessa musica di sempre con una parte in più, e la parte in più c'era da sempre.
Questo articolo parla di che cosa cambia nell'ascolto quando si spegne la vista: nell'orecchio, nella testa, nel corpo, e nel modo in cui un brano arriva. Intorno girano tre cose che si sentono dire. La prima dice che chiudendo gli occhi si sente meglio, perché l'udito si affina. La seconda dice che a occhi chiusi ci si addormenta. La terza dice che i musicisti suonano a occhi chiusi perché sono ispirati. Restano sul tavolo e si guardano una alla volta.
Musica a occhi chiusi: cos'è e da dove viene
Musica a occhi chiusi vuol dire ascoltare un brano, seduti o sdraiati, senza guardare niente e senza fare altro. Non è un gesto nuovo. Le sale da concerto per un secolo erano illuminate come i salotti, e il pubblico guardava il pubblico. Richard Wagner, nel 1876, fece spegnere le luci della sala nel suo teatro di Bayreuth, e per la prima volta si ascoltò al buio: le cronache dei primi festival, raccolte dagli storici del teatro, raccontano lo stupore degli spettatori. Da allora il buio in sala è la regola.
A casa il buio si fa con le palpebre. Le tradizioni lo sapevano prima delle sale: nelle preghiere cantate di molte religioni si tengono gli occhi chiusi, e le madri cantano ai bambini che chiudono gli occhi. Il gesto è lo stesso: togliere la vista per lasciare posto al suono.
Il primo modo sbagliato di capirlo è pensare che basti chiudere gli occhi mentre si fa altro, con la musica nella stanza e la testa alla lista della spesa. Gli occhi chiusi tolgono la vista, non i pensieri, e i pensieri vanno messi da parte con un altro gesto, il respiro. Il secondo è chiudere gli occhi su un brano forte e veloce: senza la vista il brano arriva tutto insieme, e invece di calmare agita. Il terzo è farlo sdraiati a letto la sera con un brano lento, e poi lamentarsi di essersi addormentati: Musica a occhi chiusi a letto è una ninna nanna, e la ninna nanna fa quello che deve.
Che cosa succede quando si sbaglia. Il brano forte a occhi chiusi lascia il cuore veloce e le mani che tremano. Il brano lento a letto non si sente mai finire. E il brano ascoltato con gli occhi chiusi e la testa altrove non cambia niente rispetto a prima.
Cosa succede nella testa quando la vista si spegne
La vista prende gran parte dell'attenzione: la testa lavora più per gli occhi che per tutti gli altri sensi insieme. Quando gli occhi si chiudono, quella parte si libera, e il suono la occupa. Non è che l'orecchio senta di più: è che la testa ascolta di più quello che l'orecchio manda. I dettagli che prima c'erano e non si notavano, il basso, un secondo strumento, il rumore del fiato, arrivano perché non c'è più niente da guardare.
C'è poi una cosa che riguarda le emozioni. Con gli occhi chiusi il brano sembra più intenso: la musica triste più triste, quella tesa più tesa. Yulia Lerner, Talma Hendler e colleghi, dell'Università di Tel Aviv, hanno pubblicato nel 2009 su PLoS ONE uno studio in cui le persone ascoltavano brani con gli occhi aperti e chiusi mentre si misurava l'attività del cervello: a occhi chiusi la musica che metteva paura attivava di più l'amigdala, cioè la parte del cervello che risponde alle emozioni forti, e le persone la giudicavano più intensa. È uno studio solo, e lo dice anche chi lo ha scritto: l'ipotesi è che il buio lasci le emozioni senza il freno della vista.
Musica a occhi chiusi fa quindi due cose: fa sentire più dettagli e fa sentire più forte. La seconda è un'arma a doppio taglio, e spiega perché il brano va scelto. Di un brano fatto di silenzio, dove l'ascolto è tutto, abbiamo scritto in 4'33" di John Cage. Musica a occhi chiusi è la stessa idea rovesciata: non togliere il suono, togliere tutto il resto.
Cosa è vero e cosa è moda
La cosa vera è che a occhi chiusi si ascolta di più, e lo studio di Tel Aviv e l'esperienza di chiunque lo dicono. La cosa falsa è che l'udito si affini: l'orecchio è lo stesso, cambia quanto la testa gli dà retta. La seconda cosa vera è che ci si può addormentare, e non è un difetto: se il brano è lento e si è a letto, è la cosa giusta. La moda è vendere l'ascolto a occhi chiusi come un viaggio, con suoni che promettono di portare in stati speciali della mente: il buio rende ogni brano più intenso, e i suoni speciali non aggiungono niente a questo.
Sui musicisti che suonano a occhi chiusi, la ragione è la stessa dell'ascoltatore: tolgono la vista per sentire meglio le proprie dita e gli altri. Non è ispirazione, è attenzione. Musica a occhi chiusi per chi suona è la stessa cosa che per chi ascolta.
Vale il limite. Chi a occhi chiusi con la musica sente l'ansia salire invece di scendere, chi ha paura del buio, chi ha pensieri che non si fermano, provi con gli occhi aperti su un punto fisso, e se il problema resta ne parli con il medico. Il buio intensifica, e non sempre quello che intensifica è quello che si vuole.
Musica a occhi chiusi: come si fa, un passo alla volta
Serve un brano scelto, dieci minuti e una sedia. Ecco i passi.
- Scegli un brano che conosci bene, lento o medio, fra i quattro e gli otto minuti. La prima volta va meglio con un brano già sentito cento volte: la sorpresa sarà quello che non avevi mai notato.
- Siediti su una sedia o sul divano con la schiena appoggiata, i piedi a terra, le mani sulle gambe. Non sdraiarti, se non vuoi dormire.
- Metti il volume normale, non alto. Musica a occhi chiusi arriva più forte da sola, e il volume alto la fa arrivare troppo.
- Fai partire il brano e chiudi gli occhi al primo suono. Non prima, perché il silenzio a occhi chiusi fa arrivare i pensieri.
- Per il primo minuto segui solo uno strumento, il più basso che senti. Il segno che funziona è che lo strumento diventa nitido e gli altri si dispongono intorno.
- Poi lascia andare e ascolta tutto. Se arriva un pensiero, torna al basso. Il respiro si allunga da solo: non forzarlo.
- Quando il brano finisce, tieni gli occhi chiusi ancora dieci secondi nel silenzio, poi aprili piano. La stanza sembra più chiara.
- Non mettere un secondo brano. Musica a occhi chiusi funziona una volta, e la seconda subito dopo è già distratta.
Il dettaglio nuovo arriva la prima volta. La calma arriva dalla terza o quarta, se il brano è giusto. Due o tre volte a settimana bastano. Non va fatto in macchina, ovvio, e nemmeno con un brano che porta un ricordo pesante: a occhi chiusi il ricordo arriva intero.
Lo stesso metodo in altri momenti e luoghi
A letto, la sera, gli stessi passi con un brano lento diventano il modo di addormentarsi, e va bene così: lì l'obiettivo è il sonno, e il brano va messo con lo spegnimento a tempo. In treno o in aereo gli occhi chiusi e la musica in cuffia coprono il rumore e il viaggio passa, e lì il brano può essere più lungo.
Con i bambini in casa si fa insieme, seduti sul tappeto, con un brano di tre minuti e la consegna di dire alla fine che cosa hanno sentito: i bambini sentono dettagli che i grandi non notano, e lo dicono. Per chi è anziano e vede meno bene, gli occhi chiusi non tolgono molto, e il gesto vale lo stesso, perché toglie la fatica di guardare. Musica a occhi chiusi si adatta a ogni età, e cambia solo la sedia.
Il brano di sempre sul divano con una parte in più è la scena di partenza, e la parte in più era il violoncello che c'era da sempre. Ascoltare al buio è nato a Bayreuth nel 1876 e le madri lo facevano prima. La testa libera dalla vista dà al suono l'attenzione che dava agli occhi, e a occhi chiusi il brano arriva più intenso, come ha misurato lo studio di Tel Aviv. L'udito non si affina, la testa sì; addormentarsi non è un errore; i suoni speciali non servono. I passi sono otto, dal brano conosciuto ai dieci secondi di silenzio finale. Musica a occhi chiusi è lo stesso brano con la testa tutta dalla sua parte.
