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Musica dopo la televisione: come ripulire la testa prima di andare a letto

Lo schermo tiene il cuore veloce e la luce ritarda il sonno: un brano lento fra i sessanta e i settanta battiti al minuto fa da ponte, e il bisogno c'era già ai tempi di Bach

Televisione spenta in un salotto in penombra con una lampada bassa accesa

Le undici di sera, il film è finito, i titoli di coda scorrono e la testa è piena di voci, luci e facce. Spegni, vai a letto, e non dormi. Le scene tornano, un dialogo gira, il corpo è stanco e la mente no. Musica dopo la televisione è un'abitudine che pochi hanno e che molti scoprono per caso, la sera in cui lasciano un brano lento acceso mentre lavano i denti e si accorgono di addormentarsi prima.

Questo articolo parla di quel quarto d'ora fra lo schermo e il cuscino: che cosa lascia la televisione nella testa, che cosa può fare un brano per pulirla, e come scegliere il brano giusto. Intorno girano tre cose che si sentono dire. La prima dice che la musica rilassante fa dormire. La seconda dice che basta un brano qualunque, purché piano. La terza dice che la televisione non disturba il sonno se la si guarda sdraiati e rilassati. Restano sul tavolo e si guardano una alla volta.

Musica dopo la televisione: cos'è e da dove viene

Musica dopo la televisione vuol dire un ascolto breve, dieci o quindici minuti, di un brano lento e senza parole, fatto dopo aver spento lo schermo e prima di andare a letto. Non è una ninna nanna, che si ascolta già sdraiati, e non è musica di sottofondo mentre si fa altro. È un ponte: serve a passare da una testa piena a una testa tranquilla.

L'idea di un brano per andare a dormire è vecchia. Johann Nikolaus Forkel, il primo biografo di Bach, racconta nel 1802 che le Variazioni Goldberg furono scritte intorno al 1741 per il conte Keyserling, che non dormiva e le faceva suonare la notte da un giovane clavicembalista. La storia è contestata dagli studiosi, ma dice che il bisogno c'era già. La ninna nanna di Brahms, del 1868, è il brano di sonno più cantato al mondo, ed è lenta, con poche note e un dondolio regolare. La televisione è arrivata nelle case italiane nel 1954, e da allora la sera finisce con uno schermo acceso.

Il primo modo sbagliato di capirla è ascoltare la musica con lo schermo ancora acceso, a volume basso, mentre si guarda la fine del film. La luce e le immagini tengono sveglio più di quanto la musica calmi. Il secondo è scegliere una canzone che si ama: le parole e i ricordi che porta fanno lavorare la testa. Il terzo è usare il telefono per ascoltare e restare a guardarlo: la luce in faccia annulla il brano. Musica dopo la televisione funziona se la televisione è spenta, il brano non ha parole e il telefono è a faccia in giù.

Che cosa succede quando si sbaglia. Ci si addormenta tardi lo stesso. Ci si sveglia con la canzone in testa alle tre. E si conclude che la musica per dormire non funziona.

Cosa succede nella testa dopo un'ora di schermo

Un film o un telegiornale tiene l'attenzione con i cambi: inquadrature, voci, luci, musica che sale. Ogni cambio è un piccolo allarme, e la testa resta pronta. Alla fine il corpo è fermo sul divano, ma il cuore batte un po' più veloce e il respiro è corto. La luce dello schermo, poi, dice agli occhi che è ancora giorno, e ritarda la melatonina, cioè la sostanza che il corpo produce al buio per dire che è ora di dormire.

Un brano lento fa il contrario. Il cuore tende a seguire il tempo di quello che sente: con un brano fra i sessanta e i settanta battiti al minuto, cioè lento come un cuore a riposo, rallenta piano. Il respiro si allunga da solo, perché le frasi musicali lunghe invitano a respirare a tempo con loro. E un brano senza cambi improvvisi non manda allarmi.

La ricerca lo ha misurato più volte. László Harmat, Johanna Takács e Róbert Bódizs, dell'Università Semmelweis di Budapest, hanno pubblicato nel 2008 sul Journal of Advanced Nursing uno studio su studenti con problemi di sonno: chi ascoltava quarantacinque minuti di musica classica lenta prima di dormire, per tre settimane, dormiva meglio di chi ascoltava un audiolibro o niente. Kira Jespersen e colleghi, in Danimarca, hanno riassunto nel 2015 per la Cochrane sei studi su oltre trecento persone e hanno trovato che la musica migliora la qualità del sonno riferita, con prove di forza media. Musica dopo la televisione lavora su questo: sposta il cuore e il respiro dalla velocità dello schermo a quella del sonno. Della musica che calma in gruppo abbiamo scritto in il coro che cura. Musica dopo la televisione è la stessa cosa da soli, in un quarto d'ora.

Cosa è vero e cosa è moda

La prima cosa vera è che la musica lenta aiuta ad addormentarsi, e gli studi lo dicono. La prima cosa falsa è che qualunque musica rilassante lo faccia: nello studio di Budapest era musica classica lenta e senza parole, non le canzoni preferite. La seconda moda è la playlist per dormire da otto ore: il brano serve nel quarto d'ora prima di dormire, e lasciarlo andare tutta la notte porta a svegliarsi ai cambi di brano. Molti servizi lo sanno e mettono lo spegnimento a tempo.

La terza moda è la più diffusa: i suoni a frequenze speciali che promettono il sonno profondo, i 432 hertz, i battiti binaurali. Gli studi sono pochi, piccoli, e non sono d'accordo fra loro. Chi ci dorme bene ci dorme bene perché sono suoni lenti e costanti, e questo vale per qualunque suono lento e costante. Musica dopo la televisione non ha bisogno di numeri magici: ha bisogno di un tempo lento e di niente parole.

Vale il limite. Chi non dorme da settimane, chi si sveglia ogni notte alla stessa ora con il cuore che batte, chi ha sonno tutto il giorno, non ha un problema di brano: ne parli con il medico. La musica aiuta chi dorme male ogni tanto, non chi non dorme.

Musica dopo la televisione: come si fa, un passo alla volta

Serve un brano lento e senza parole, dieci minuti e la televisione spenta. Ecco i passi.

Le prime sere il quarto d'ora sembra lungo. Dopo una settimana, fatto ogni sera, il corpo lo aspetta e il sonno arriva prima. Non va fatto se lo schermo era acceso in camera da letto: in quel caso si comincia spostando lo schermo.

Lo stesso metodo in altri momenti e luoghi

Il ponte funziona dopo qualunque schermo. Dopo un'ora di lavoro al computer la sera, lo stesso brano lento prima di alzarsi dalla scrivania fa lo stesso lavoro. Dopo la partita alla radio, dopo un videogioco, dopo un'ora di telefono sul divano, la testa è nello stesso stato e il quarto d'ora la pulisce.

Con i bambini in casa il brano si mette dopo i cartoni della sera, nella stanza dove giocano, e diventa il segnale che si va a letto: i bambini imparano il segnale in pochi giorni. Per chi è anziano e si addormenta davanti alla televisione, il brano va messo prima di sedersi sul divano, come apertura della sera, perché dopo è tardi. Musica dopo la televisione è un ponte che si può spostare a qualunque ora, purché stia fra uno schermo e un letto.

Le undici di sera con la testa piena di film sono la scena di partenza, e il quarto d'ora fra lo schermo e il cuscino è quello di cui si è parlato. Un brano lento e senza parole fa da ponte, e il bisogno c'era già ai tempi di Bach e di Brahms. Lo schermo tiene il cuore veloce e la luce ritarda il sonno; il brano lento rallenta il cuore e allunga il respiro, e gli studi di Budapest e della Cochrane lo hanno misurato. La musica lenta aiuta, le canzoni amate no, le playlist da otto ore no, le frequenze speciali no. I passi sono otto, dal telecomando al ronzio sul cuscino. Musica dopo la televisione è il quarto d'ora che la sera si merita prima di finire.

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